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C'era una volta... il vinile

By Cristina Monaco

05 dicembre 2018

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È ancora possibile oggi avere un ascolto lento e attento come quello del disco nero?

 

 

In un tempo lontano la musica veniva scandita da un movimento lento, quello dei dischi in vinile.
La testina del giradischi scendeva piano sul solco del disco nero e il saltare da un brano all’altro non era concepito: si rischiava soltanto di rovinare il prodotto. Perciò veniva ascoltato da cima a fondo, lato A e lato B. E piaceva. Si scoprivano canzoni e melodie nuove, non “pubblicizzate” in radio ma che facevano sognare allo stesso modo, se non di più.
La seduta di ascolto aveva un senso tutto diverso.
Ti sembra un tempo così lontano da oggi? Pensa che era solo qualche decennio fa.

 

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Oggi siamo ancora in grado di sopportare questi tempi lunghi?
Tra la musica liquida in streaming, tra uno skip tra una traccia digitale all’altra, tra i cantanti che fanno il singolo senza album, e la velocità del mondo di oggi è davvero improbabile che un ragazzo abbia la pazienza di mettersi lì, ad ascoltare tutto il disco. Il tempo e la voglia sono quello che mancano ai giorni nostri.

 

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Ma è davvero così?
Se la stragrande maggioranza dei giovani d’oggi sono impazienti e consumano tutto ora e subito, c’è anche chi ha riscoperto la bellezza del Vinile. Secondo i dati, nel 2017, il mercato del vinile è cresciuto del 44%, riappropriandosi del 10% del mercato musicale nazionale.

Sintomo di nostalgia o semplice voglia di scoprire il piacere di provare antiche sensazioni. Estrarre il disco dalla busta, la bellezza della copertina, il profumo particolare del prodotto, il rumore della testina che si adagia sul disco, i suoni primordiali che la musica digitale ha sterilizzato.

 

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L’ascolto del disco nero è un ascolto mirato e attento, che molti stanno riscoprendo. Accanto alla vita nevrotica di tutti i giorni, abbiamo anche sedute di relax che ci aiutano a fermare il tempo: due opposti che si incontrano.

Siamo nel tempo delle contraddizioni, oppure in un’inversione di tendenza?

La musica torna lenta, il sabato sera si passa a casa con copertina e Netflix…

Mi concedo un francesismo romano: «E chi c’ammazza?».

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